Minimalismo e produttività, come raggiungere una produttività minimalista

Minimalismo e produttività, come raggiungere una produttività minimalista

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Minimalismo e produttività, due parole che possono sembrare molto distanti tra loro, ma che in realtà racchiudono un legame profondo ed essenziale. Partiamo con l’analisi della parola produttività.

Produttività: L’attitudine a conseguire un risultato superiore ai mezzi impiegati.

Definizione che nella mia testa, per un bel pò di tempo, si è tradotta con “FAI, FAI e ancora FAI”.

Inoltre, ogni mia azione doveva portare ad un risultato tangibile. Studiare per superare gli esami, lavorare per guadagnare, leggere per apprendere, fare sport per tonificare ecc…

Una concezione di produttività che mi aveva portato a programmare ogni singolo istante, rendendo odiosi, in quanto vuoti e improduttivi, i minuti d’attesa tra un impegno e l’altro, fossero anche solo 10. 

Forse, proprio perché li sopporto così a fatica, ricordo come fosse successo qualche ora fa una frase che mi disse un mio amico dopo che gli raccontai del mio odio verso gli spazi di tempo vuoti.

Non puoi semplicemente sederti su una poltrona e stare li?”

Spero, con tutte le mie forze, di essere riuscita a trattenere la mia espressività perché, in caso contrario, gli avrei rivolto uno sguardo misto tra stupore e sdegno, con prevalenza del secondo. Stare senza fare, mentre tutti gli altri, almeno nella mia testa, fanno, producono, apprendono, guadagnano, si formano, implementano prestazioni…

Morale della favola le mie giornate erano enormi partite a tetris, con i miei impegni quali pedine, che iniziavano alle sei del mattino e terminavano intorno alle 21/22.

Minimalismo e produttività: cambio di paradigma 

Questo fino a marzo 2020. Quando, dal giorno alla notte, o meglio dalla notte del 7 marzo alla mattina dell’8, tutte le attività che scandivano le mie giornate sono diventate illegali.

Le università così come le scuole erano chiuse, stessa sorte destinata a biblioteche palestre. I miei luoghi di studio, lavoro e svago erano chiusi fino a data da destinarsi

SHOCK

Sto iniziando a ipotizzare che la fase di shock sia durata ben due mesi e non solo qualche ora. Che sia stata questa condizione ad avermi permesso di entrare in una nuova forma mentis e passare i mesi di chiusura totale in una quasi totale passività. Ovvero improduttiva.

Lo ero davvero??

La domanda che mi faccio oggi è infatti “mi sono sempre definita produttiva rispetto a che cosa?”

 Grazie a questo quesito possiamo, infatti, renderci conto di come produttività sia una parola vuota che deve essere specificata nei contesti concreti in cui la usiamo.

Una nuova forma di produttività

Ne ho iniziato ad avere la prova, circa un anno dopo.

Nonostante nel frattempo avessi terminato gli studi ed iniziato a lavorare, le mie giornate erano molto più vuote. Nonostante ciò, non sentivo più il bisogno di riempirle, ma quello di renderle significative.

Un episodio del podcast “Weppiness” ha dato un nome allo stile di vita di cui cercavo di appropriarmi.

Durante l’intervista veniva illustrata una delle modalità per pianificare le giornate al meglio:

  • Semplificazione totale, al massimo. Ovvero togliere dalle nostre giornate tutto quanto non ci è necessario;
  • Non fare “to do list”, ma “to be list”: da cosa dobbiamo fare a come vogliamo essere in quel periodo (giornata, trimestre, anno);

→ agire, quindi, in base a come ci sentiamo o come vogliamo sentirci (produttivi, piuttosto che sportivi o grati).

Lavorare sull’essere rende il nostro lavoro più profondo, più legato a noi, a quella che è la nostra indole da cui ne trarremo una motivazione maggiore.

Questo perché stiamo lavorando sulla caratteristica che più ci rappresenta o alla quale ambiamo maggiormente in quel periodo.

Mi sono riconosciuta tantissimo in quello che avevo sentito.

Senza sapergli dare un nome, ero passata dal voler a tutti costi una to do list infinita al cercare di crearmi una to be list. Ovvero, avevo conosciuto la filosofia del minimalismo.

Minimalismo

Minimalismo come stile di vita, non significa infatti rinunciare a qualcosa (o a quasi tutto, come spesso si tende a credere), ma decidere su cosa vale la pena impiegare le proprie energie.

Decidere significa scegliere ciò che è essenziale, ovvero semplificare.

Tornando al nostro discorso, ciò cade a pennello in quanto per essere produttivi occorre innanzitutto imparare a:

  1. prioritizzare
  2. dire di no
  3. concentrarsi.

non riempire ogni secondo delle proprie giornate con mille azioni diverse da loro.

Questa è dispersione di energia, fatica; non produttività.

Prioritizzare 

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Per essere produttivi al massimo, occorre imparare a prioritizzare. E cosa significa prioritizzare se non decidere fra una cosa e un’altra?

Seguire la filosofia minimalista comporta compiere una scelta continua fra ciò che aggiunge valore e ciò che è solo un di più.

Scegliere la qualità e “rinunciare” alla quantità. 

Il tutto permette di giungere a sera sentendosi soddisfatti, non sopraffatti o vuoti; in quanto le azioni compiute durante la giornata sono in linea con i nostri valori ed obiettivi, non imposte o mere abitudini. Appartengono alla nostra “to be list”.

No” come mantra 

Il rifiuto di aggiunte è la chiave per dedicarti a quello che è davvero importante e allineato con i tuoi valori

Riuscire a definire le cose più importanti, quelle essenziali per dare un senso al nostro fare, è cruciale per riuscire a fare meglio quello che facciamo, ed essere produttivi al massimo, collegando tra loro il minimalismo e produttività. 

in sostanza: less is more, ovvero  “meno è più”.

La perfezione si raggiunge non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non vi è più niente da togliere.

 Antoine De Saint-Exupéry

Imparare a dire di no è l’unico modo di eliminare le insidie con cui la società della distrazione minaccia la nostra esistenza. E per padroneggiare questa capacità, Marco nel podcast ha consigliato il libro definitivo per i veri minimalisti: Essentialism.

Dritto al sodo
  • McKeown, Greg (Author)

Deep work

Concentrarsi è un atto di minimalismo. Ed è quanto crea differenza fra essere occupati ed essere felici in quanto ciò permette di entrare  nello stato di  flow; uno stato in cui siamo incapaci di renderci conto del tempo che passa perché profondamente concentrati in quello a cui ci stiamo dedicando, stiamo spendendo il nostro tempo in qualcosa che ne valga davvero la pena. 

Come raggiungere una produttività minimalista

Il modo più semplice con cui ognuno di noi può adottare una produttività minimalista è iniziare a raccogliere tutte le cose a cui ci si vuole dedicare, in un’unica lista: quella del nostro tempo. Successivamente, bisogna dare una priorità queste attività. Infine, gettare la penna. Eliminare tutto quanto sta oltre il tempo a nostra disposizione. E iniziare a dedicare il nostro tempo, la nostra attenzione, e la nostra energia solo alla cosa che sta in cima alla lista.

Uno degli strumenti più importanti per fare ciò, è la matrice delle priorità. Uno strumento che, se saputo usare correttamente, è in grado di sprigionare un livello di produttività minimalista impensabile per la maggior parte delle persone.

Oserei quindi dire che possiamo dire di essere produttivi quando a fine giornata possiamo vantare di avere fatto azioni che ci hanno reso felici, in linea con i nostri obiettivi. Indipendentemente dal numero delle stesse o dal tempo impiegato a farle. Questo è il vero legame che c’è tra minimalismo e produttività.

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