Felicità e minimalismo, possedere meno per essere più felici

Felicità e minimalismo, possedere meno per essere più felici

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Felicità e minimalismo, un binomio sempre più consolidato. Una delle maggiori fondi di preoccupazione e frustrazione, infatti, è proprio il possesso di troppi beni materiali, che porta con sé tutti i problemi del caso. Possibili furti, usura, guasti, obsolescenza. Il possesso di troppi oggetti e impegni, porta quindi tanto stress, e lo stress allontana la felicità dalla nostra vita. Con il minimalismo invece ci possiamo avvicinare ad un nuovo modo di relazionarci con la realtà, beneficiando così del legame che c’è tra felicità e minimalismo.

La cosa più importante sei tu

Una delle frasi più interessanti, tratte dal libro essentialism di Gregory McKeown, è questa: “la cosa più importante a cui dobbiamo badare ogni singolo giorno siamo noi stessi, ciò che siamo nel profondo, ciò che per noi conta veramente”.⁣ Quello che l’autore definisce come l’asset (in termini economici significa la risorsa economica) più importante di tutti, è proprio la nostra persona, intesa come cura totale si sé, tra mente, corpo e spirito.

Scoprirlo consiste in un viaggio in grado di renderci capaci di essere completamente, risolutamente onesti con noi stessi e con gli altri, mostrandoci, quindi, a 360°, difetti inclusi.

Cervello e percezione

Queste affermazioni mi hanno spinta a domandarmi cosa conta veramente per me, quali sono i valori, gli obiettivi per cui sarei disposta a rinunciare a qualcosa che al momento fa parte della mia quotidianità senza sentirlo come una perdita, ma al contrario come un guadagno. In altre parole, come cercare quel legame dentro di me che mi porta ad abbracciare il concetto di felicità e minimalismo.

Facendo qualche ricerca ho scoperto, però, una grossa fregatura: il nostro cervello ha un sistema di sopravvivenza che vuole sapere che cosa non va. Non si interessa di cosa va bene, di cosa abbiamo avuto, ma nota quanto ci manca.

Costrutto fisiologico sfruttato a pieno dalla società consumistica e dalle pubblicità che ci spinge a desiderare tutto quello che vediamo, ma non abbiamo. 

Riscoprire chi siamo può quindi essere visto come un esercizio per tornare a capire ciò di cui si ha bisogno veramente? 

Liberarsi del superfluo diventa, di conseguenza, un’attività spontanea in quanto giunti alla consapevolezza di ciò che vogliamo veramente essere.

Felicità e minimalismo come obiettivo

Nella mia testa queste domande si collegavano ad un concetto: essere felici.

 Condizione che vedo come l’obiettivo più sentito, più ricercato. La felicità come, se non la principale, una delle principali aspirazioni per cui le percorse intraprendono percorsi di scoperta di se stessi. Qualcosa di cui sentiamo davvero il bisogno.

Ma cosa significa essere felici? Come si fa ad essere felici?

Come spesso mi accade, libri e serie tv sono venuti in mio soccorso perché quella che sembra esser essere una semplice domanda in realtà è un covo di insidie e verità sorprendenti.

Una semplice domanda

“Una semplice domanda” è anche il titolo della serie tv che indaga questa questione ponendosi varie domande tra cui  per l’appunto “Come si fa ad essere felici?”.

Esattamente come fa il protagonista proviamo a rispondere guardando la nostra vita come se fosse giunta agli ultimi istanti.

Ovvero, se dovessimo ripercorrere gli Highlights della vita, con quale frase commenteremmo? 

Ci diremmo “È davvero tutti qui? È davvero questo il film che mi passerà davanti agli occhi prima dell’ultimo respiro?” scoprendo quindi che forse qualcosa si può ancora migliorare oppure vedremmo il miglior film della nostra vita possibile; un film bellissimo, a dir poco travolgente, insomma da premio oscar? 

Si narra che la vita di ognuno di noi conosca tre fasi. Inizialmente si è una giovane speranza, la fase successiva coincide con essere uno  “qualunque” per diventare un venerabile maestro, ovviamente post mortem.

Come possiamo rendere la fase intermedia soddisfacente per noi? Possiamo arrivare a sera soddisfatti di esser uno qualunque perché felici di quanto abbiamo fatto?

Seguendo la trama degli episodi possiamo chiederci quali aspetti presenti nella nostra vita possono aiutarci a raggiungere la felicità e minimalismo (ammesso e concesso che sia davvero questa la chiave, il vero obiettivo finale) .

Per svelare l’arcano si affrontano argomenti riassumibili nelle domande “Credere ci rende felici? O è l’amore a farlo? Cos’altro posso desiderare per essere felice? In caso di malattia, possiamo lo stesso essere felici?”

Ed ultima, ma non per importanza, si può imparare ad essere felici?

Come essere felici, alcuni consigli

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Uno dei consigli che gli intervistati danno è riempire la vita con cose che alla mattina, quando ci svegliamo, fanno venire la voglia di alzarsi dal letto. Non deve essere per forza un’attività che faremo nell’immediato o nel corso della giornata. Anche solo sapere di poter spezzare la to do list, la routine con un’ora o una giornata dedicata ad una nostra passione può cambiare la nostra percezione al momento della sveglia. 

E magari vedere il lavoro, che facciamo ma ci sembra così lontano da cosa vorremmo, come un mezzo utile che ci concede la possibilità di farlo.

Non sempre è infatti possibile far coincidere il lavoro che abbiamo con quello dei nostri sogni, ma possiamo comunque usare quanto abbiamo a nostro vantaggio sfruttando benefit, relazioni sociali che abbiamo tramite questo, guadagni, possibilità di crescita, di confronto.

Molti identificano la felicità con la possibilità di avere tempo libero; in realtà averne  è una responsabilità verso se stessi. Si è in grado di reggerlo solo se la testa è piena di curiosità, obiettivi…

Avere tanto tempo non è facile. Quando ci si ritrova con del tempo libero a disposizione, ci si rende conto che si può fare quello che si vuole, ma anche che non sappiamo cosa vogliamo.

Mini tip: possiamo non iniziare cercando cosa ci rende felici, ma evitando ciò che non lo fa.

A proposito di aspettative

Mini tip 2: la felicità non è quello che vita ci da, ma quello che la vita ci da in relazione a quello che vorremmo ci desse.

Esempio: l’evento vita “lavoro” non coincide con le aspettative che avevamo, o abbiamo, di esso quindi ci porta frustrazione e infelicità. Non è solo il lavoro in sé a causarlo, ma come noi leggiamo la presenza di questo nella nostra vita.

Ricordandoci di quanto detto sopra però possiamo divenire consapevoli delle aspettative come causa del malessere quindi iniziare a vedere la nostra realtà in questo modo: non abbiamo il lavoro dei nostri sogni, ma possiamo sfruttarlo per aiutarci a realizzare questi ultimi.

La felicità diventa quindi una sensazione di tranquillità e appagamento.Ed è una scelta: deve diventare la priorità ciò per cui ci sforziamo.

Momento shock

L’obiettivo non è, quindi, essere felici; l’obiettivo è realizzare la propria esistenza. Il premio è la gioia. Il problema è che la gente cerca la gioia senza fare tutto il percorso precedente (senza farsi il culo).

L’obiettivo è essere felici amando quello che si ha. Contenti di ciò che abbiamo non facendo una continua corsa per raggiungere nuovi risultati. In questo senso, dovremmo tutti imparare dalla filosofia del Kyudo, un’arte marziale giapponese che basa tutta la sua essenza sul processo, scopri di più in questo articolo.

Felici e contenti, infatti, a differenza di quanto crediamo, non sono sinonimi.

felici, dal latino felix, significa letteralmente essere fertili. contenti, dal latino contentus, significa essere soddisfatti, appagati.

Contenti è quindi sentirsi completi e pieni, sensazione che ci permette di essere felici quindi fertili ovvero sentirsi in grado di portare alla luce qualcosa nato dall’incontro tra noi e il mondo.

Ed ecco cosa, a questo proposito, mi hanno suggerito alcuni libri

  • Non ti servono sette o nove vite, puoi essere felice in questa;
  • sii fedele al tuo cuore, non lasciarti influenzare dall’opinione degli altri, o dai costanti stimoli che ti suggeriscono acquisti o scorciatoie per essere felici;
  • accetta ogni cosa con serenità, difetti compresi;
  • concediti un respiro (un buon sonnellino aiuta a ridimensionare i problemi);
  • se fai attenzione troverai delle opportunità ovunque;
  • prenditi cura del tuo aspetto, non puoi mai sapere chi ti sta guardando (ma soprattutto devi piacere a te stesso);
  • sii elastico, ma non perdere di vista chi sei;
  • non smettere mai di alimentare la tua curiosità.

Approccio Wabi-Sabi

Infine, ricordati che la perfezione è solo un punto di vista, ma questo non significa che sia il punto di vista migliore. Anche l’imperfezione ha i suoi lati belli, che rendono l’essere umano unico, e meraviglioso. Ti consiglio di approfondire questo argomento leggendo l’articolo sulla filosofia Wabi-sabi, e imparare così non solo ad accettare, ma addirittura ad amare le imperfezioni.

Un video che può rendere perfettamente l’idea di questo concetto è questo cortometraggio di Apple, intitolato working at Apple. I protagonisti, un team di 4 persone, portano a termine un progetto a stretta scadenza nonostante tutte le difficoltà e le imperfezioni.

Life Design

Prendersi cura della propria vita e della propria felicità, è una responsabilità fondamentale di ognuno di noi. Per aiutarti in questo percorso, esiste il tema del life design, che abbiamo approfondito con una serie di articoli dedicati.

Tutto parte dalla conoscenza di sé stessi, che è fondamentale per creare una vita su misura, e che ci porti alla felicità e alla serenità.

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